Nairobi,capitale del Kenya, conta una popolazione di circa quattro milioni di abitanti, dei quali circa tre milioni vivono in baracche nel 5,5% del territorio urbano totale.
La baraccopoli di Soweto-Kayole è situata nella divisione di Embakasi, nell’area sud-orientale della città, a 22 km dal centro cittadino.
La popolazione, come quella di molti altri insediamenti urbani, è costituita da persone di diversi gruppi etnici (principalmente Kikuyu, Kamba, Luo e Luhya). La maggior parte, tuttavia, non sembra avere più legami con le proprie radici rurali etniche, in quanto nata a Nairobi.
Vive in sovraffollate baracche di lamiera o in precarie e fatiscenti abitazioni in muratura (per queste deve pagare un affitto). Ogni famiglia, pur numerosa, ha a disposizione non più di dodici metri quadrati. Mancano i servizi sanitari e l’acqua potabile arriva solo tre volte a settimana. Le strade non sono asfaltate e nella stagione delle piogge il fango rende difficile gli spostamenti a mezzi e persone.
Non esiste raccolta dei rifiuti organizzata dal Comune e la luce elettrica è disponibile solo in alcune aree. Tutte queste condizioni, insieme alla diffusione di alcool, droga, malnutrizione e prostituzione, favoriscono il dilagare di malattie quali TBC e HIV/AIDS. La mancanza di strutture sanitarie adeguate rende mortali malattie di per sé curabili.
Secondo stime non ufficiali, il numero degli abitanti ammonta a circa 200.000, di cui il 45% sono adulti e il 55% bambini e giovani che, per problemi economici e carenze strutturali (in tutta Soweto esistono solo due scuole primarie pubbliche) non hanno completato la scuola primaria. Le donne costituiscono la maggioranza della popolazione e sono generalmente madri singole disoccupate che si fanno carico anche dei figli di loro parenti deceduti.
La maggior parte degli abitanti svolge attività di piccolo commercio e artigianato (falegnami, fabbri, sarti, venditori di carbone, cherosene, abbigliamento di seconda mano, generi alimentari, etc) con un guadagno mensile che oscilla tra i 2000 e i 3000 scellini keniani (22-32 euro), ma sono molti coloro che non raggiungono neanche questa somma che assicura la mera sopravvivenza.
